Il Dizionario dei verbi italiani
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Il Dizionario dei verbi italiani (in tedesco: Wörterbuch der italienischen Verben, o WIV) è un dizionario che come suggerisce il nome si occupa principalmente di verbi italiani e li descrive da un punto di vista lessicografico. Il WIV si rivolge soprattutto a traduttori (di testi specialistici), italianisti, docenti e studenti di italiano, nonché a chi desidera leggere testi italiani di una certa complessità.

Il quadro teorico del dizionario è rappresentato dalla teoria della valenza. In linguistica con "valenza" si intende la proprietà di una parola (in questo caso di un verbo) di legare a sé altre parole. In molti testi il verbo ha un ruolo centrale per la comprensione e la traduzione, in quanto determina la struttura e la costruzione della frase.
Il Dizionario dei verbi italiani comprende più di 16.000 costruzioni ed usi di circa 2100 verbi del linguaggio comune e specialistico, accompagnati da più di 90.000 esempi e attestazioni. Analogamente alto è il numero delle traduzioni o dei traducenti tedeschi corrispondenti nel loro contesto. Le attestazioni sono tratte da corpora di italiano molto vasti, costituiti da testi specialistici, letterari e generici. Questo spiega perché nel WIV la descrizione lessicografica dei verbi superi ampiamente ciò che si trova in altri dizionari, compresi i grandi dizionari monolingui della lingua italiana, per quanto riguarda le informazioni fornite per ciascun verbo.

I verbi contenuti nel dizionario, così come le collocazioni e le locuzioni idiomatiche, vengono scelti in base alla loro frequenza e alla loro importanza per la traduzione, in particolare per la traduzione specialistica dall'italiano al tedesco. Per le ricerche dal tedesco all'italiano è disponibile un ricco indice tedesco-italiano che contiene non solo verbi, ma anche sostantivi, aggettivi, avverbi e, naturalmente, collocazioni e locuzioni, importantissime per la traduzione.

Il Dizionario dei verbi italiani WIV – 2026
Come già nell’edizione cartacea (Blumenthal/Rovere 1998), integrata in quella digitale (Blumenthal/Mayer/Rovere 20162, 20256), il WIV persegue due obiettivi generali: da un lato, la descrizione valenziale di verbi italiani a fini scientifici, imperniata esclusivamente sull'analisi di attestazioni d’uso; dall’altro, la costruzione su tali basi di un dizionario bilingue, primariamente italiano-tedesco, che soddisfi esigenze di consultazione anche molto specifiche da parte di traduttori e docenti di italiano sia come lingua straniera che come lingua madre.
I principi che regolano la descrizione valenziale sono riassunti in maniera operativa nella prefazione al dizionario. Fondamentale è la gerarchizzazione dell’analisi, svolta dapprima a livello sintattico (quali complementi sono obbligatori e quali facoltativi) e successivamente a quello semantico (quali sono i tratti semantici dei vari complementi). Il WIV non dà pertanto né le cosiddette “definizioni lessicografiche”, proposte nei dizionari monolingui per tradizione anche riguardo a voci non soggette a terminologizzazione disciplinare, né i discriminatori di significato usuali nei dizionari bilingui. Il commento semantico relativo ai singoli complementi (per es. soggetto: umano) è in generale sottratto a valutazioni intuitive ed è quindi di facile verifica intersoggettiva. Fondandosi su informazioni di combinatoria lessicale estratte dai corpora a disposizione, il procedimento adottato mira a fornire la matrice per la rilevazione differenziata degli equivalenti tedeschi.
Per l’impostazione scelta, i sottolemmi, che nella macrostruttura costituiscono le entrate di una voce, sono nel WIV distinti secondo il relativo quadro argomentale. La loro disposizione non dipende da criteri di frequenza, ma dal grado di complessità sintattica all’interno degli usi intransitivi, transitivi e riflessivi: al quadro argomentale più semplice succedono gli altri in ordine di crescente complessità. La versione digitale, che permette di visualizzare prima tutti i sottolemmi insieme e poi di scegliere quali sottolemmi approfondire, viene incontro all’utente che poteva scoraggiarsi di fronte alla consultazione delle molte pagine della versione cartacea, specie nel caso dei verbi più polisemici.
Il dizionario è accessibile anche a chi è interessato alla descrizione dei verbi, ma non conosce il tedesco, poiché grazie alle numerose attestazioni d’uso esposte nel sottolemma, l’utente è nella condizione di poter individuare i tratti sintattici, semantici e pragmatici che hanno indotto il lessicografo a distinguere il sottolemma in questione da altri.
La versione digitale potenzia evidentemente di molto la bidirezionalità del dizionario. La ricerca a partire da un verbo tedesco permette di creare ad hoc un dizionario di sinonimia distintiva, composto dagli equivalenti italiani, i cui tratti peculiari e il cui uso sono descritti nelle rispettive voci. Il verbo bestimmen, ad esempio, rimanda a 21 verbi italiani di uso comune o tecnico: adibire, arbitrare, calibrare, concretare, delimitare, deputare, designare, determinare, devolvere, enunciare, governare, imputare, indirizzare, indurre, legiferare, ordinare, prevalere, rilevare, riservare, sostanziare, titolare. A questi si aggiungono le collocazioni (cfr. ad es. rettificare il tiro per das Ziel neu bestimmen) e i numerosi casi (46) in cui un verbo italiano funge da traducente di una singola attestazione.
La selezione dei verbi portati a lemma nell’edizione cartacea si fonda sul dizionario di frequenza VELI (Vocabolario Elettronico della Lingua Italiana. IBM Italia 1989). Ai 1791 verbi che figurano nell’elenco delle 10’000 parole più frequenti, si aggiungono nell’edizione digitale 345 nuovi verbi, soprattutto di natura tecnico-scientifica, selezionati in base alle particolari difficoltà traduttive che essi pongono. L’uso dei 2136 verbi è documentato in circa 99’000 attestazioni a cui sono associati circa 57’000 traducenti o traduzioni. Ciò che emerge da una difficoltà traduttiva più che una spia dei cambiamenti in atto nelle due lingue, è un risultato del fatto che i corpora raccolti per l’edizione digitale sono composti innanzitutto da testi tecnico-scientifici digitalizzati, disponibili in biblioteche universitarie e appartenenti a una vasta tipologia di ambiti specialistici. Il corpus utilizzato per l’edizione cartacea, costituito principalmente da varie annate del Sole-24 ORE e del Foro italiano, cioè da testi economici e giuridici di registro per lo più formale, raggiungeva i due milioni di parole; per l’edizione digitale si dispone ora, complessivamente, di circa 20GB di dati testuali, equivalenti a più di 2 miliardi di parole.
Più significativa dei valori numerici appare tuttavia la disponibilità di corpora di qualità, funzionale agli obiettivi generali del dizionario.
L’esemplificazione che all’interno della microstruttura costituisce la parte più estesa, si apre con esempi lessicografici ripresi dai dizionari monolingui. Per la loro frequente brevità, essi hanno la funzione di facilitare l’illustrazione della struttura sintattica che qualifica il sottolemma. Le attestazioni, ricavate dallo spoglio dei corpora a disposizione, rappresentano invece la fonte primaria per la documentazione dell’uso.
Contrariamente alla scansione del web da parte dei grandi modelli linguistici – che comporta una frequente sottorappresentazione di settori scientifici – l’attenzione per gli aspetti qualitativi nella costituzione dei corpora permette all’utente del WIV di cogliere in particolare quei fenomeni di polisemia che all’intelligenza artificiale notoriamente tendono a sfuggire.
Peter Blumenthal, Maurice Mayer, Giovanni Rovere